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Due devoti. Uno morto, uno liberato
C'era una volta un devoto Sadhu che praticava Shava Sadhana, una forma di
meditazione e preghiera. Raccolse l'occorrente per praticare il suo sadhana e
adorò la Divina Madre in una profonda foresta. Dopo aver iniziato il suo Shava
Sadhana iniziò a vedere terribili visioni. In quel mentre una tigre lo assalì e
lo uccise. Un altro uomo, passando, vide la tigre e si arrampicò su un albero.
Quando la tigre scomparve nella foresta, l'uomo scese dall'albero e si mise
nel luogo dove il devoto stava praticando il suo sadhana. Trovò tutto
l'occorrente per pregare a portata di mano. Per curiosità, provò a praticare lo
Shava Sadhana anche lui. Eseguì alcuni riti di purificazione e si sedette sul
cadavere dell'uomo. Non appena fece un po' di Japa (ripetizione del nome divino
come mantra), la Divina Madre gli apparve e disse: "Figlio mio, sono molto
compiaciuta di te. Accetta un mio dono."
Egli si inchinò ai piedi di loto della Divina Madre e disse: "Posso farti una
domanda, Madre? Sono senza parole per il tuo intervento. L'altro uomo ha
lavorato duramente per preparare la sua adorazione di te e ha cercato di
propiziarti per lungo tempo, ma tu non gli hai concesso niente né dimostrato il
suo favore. E io, che non conosco nulla del tuo culto, che non ho fatto niente,
che non ho né devozione, né conoscenza né amore e che non ho neppure praticato
rinunce, ricevo così tanto della tua grazia?"
La dea rispose con un sorriso: "Figlio mio, tu non ricordi le tue vite
precedenti. Per molte nascite hai cercato di propiziare la mia benevolenza con
le rinunce. Come risultato di queste rinunce, tutto è a portata di mano e sei
benedetto con la mia visione. Ora chiedimi la tua ricompensa."
Shava Sadhana è una pratica tantrica in cui si usa il corpo di un defunto
come altare di preghiera. Si crede che la dea parli attraverso la bocca del
defunto.
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Posted On : 11 Feb 2010